ASP Catanzaro: Protocollo d'intesa con l'ARPACAL contro il rischio amianto
(ASP) - Catanzaro, 9 giugno 2012 - L'Asp di Catanzaro ha siglato un protocollo d'intesa con l'Arpacal Calabria per l'avvio delle attività da mettere in atto per la salvaguardia della salute dei cittadini dai rischi derivanti dall'esposizione ad amianto. Grazie a questo protocollo, Asp e Arpacal avvieranno una serie di interventi di prevenzione con una mappatura del territorio e lo studio di siti e manufatti contenenti amianto che verranno poi smaltiti secondo le norme della legge regionale del 27 aprile 2011 n.14. La firma del protocollo è avvenuta nella sede dell'Asp in via Vinicio Cortese a Catanzaro, alla presenza del direttore generale Dott. Prof. Gerardo Mancuso e del presidente Arpacal dott.ssa Marisa Fagà. Alla conferenza, moderata dall'addetto stampa Asp Pasqualino Natrella, hanno preso parte anche Emma Ciconte responsabile Spisal dell'Asp di Catanzaro; Francesco Falco direttore provinciale dell'Arpacal; Giuseppe De Vito responsabile dipartimento prevenzione Asp e Pietro De Sensi direttore amministrativo Arpacal.

In particolare, Asp e Arpacal si occuperanno di diversi ambiti di intervento: il "Servizio di prevenzione, igiene e sicurezza" negli ambienti di lavoro (Spisal) e l'Unità operativa di igiene e sanità pubblica dell'Asp di Catanzaro saranno impegnati nel censimento dei siti contenenti amianto; nella compilazione di un registro delle imprese che effettueranno attività di bonifica e smaltimento di amianto o di materiali contenenti amianto; nell'attivazione dei rapporti con il Cor Calabria e forme di collaborazione con i medici di base e reparti di oncologia degli ospedali per la ricerca attiva dei tumori professionali, nella raccolta dei dati forniti annualmente dalle imprese riguardanti i relativi addetti che utilizzano indirettamente amianto nei processi produttivi o che svolgono attività di smaltimento o bonifica dell'amianto e nella campagna di informazione e sensibilizzazione.

L'Arpacal, invece, si occuperà di realizzare una mappatura georeferenziata delle zone interessate dalla presenza di amianto nell'ambiente naturale o costruito; dell'attività di monitoraggio ed analisi di laboratorio sui manufatti o siti contenenti amianto su richiesta dell'Asp in base ai dati emergenti dal censimento attuato e di fornire supporto tecnico-scientifico all'Asp. Inoltre, nell'ambito del protocollo d'intesa, i due Enti avvieranno un'attività di ricerca scientifica ed epidemiologica al fine di valutare l'impatto sulla popolazione e sull'ambiente della diffusione delle fibre di amianto presenti nella pietra verde del Reventino

"Questo protocollo - ha affermato il direttore Mancuso - serve per tranquillizzare la popolazione perché rappresenta un'opera di prevenzione e tutela da rischi che potrebbero sorgere nel futuro se facciamo passare ancora del tempo. In natura l'amianto è un materiale molto comune e la sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, ma la sua ormai accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l'uso in molti Paesi, tra i quali anche l'Italia (dal 1992). L'amianto friabile, infatti, per effetto di qualsiasi sollecitazione o vibrazione, può sprigionare nell'aria le polveri contenenti fibre d'amianto che, se respirate, possono causare gravi patologie come tumore ai polmoni e malattie croniche sia ai polmoni che alla vescica. Il rischio cresce all'aumentare dell'esposizione, ma le malattie possono comparire anche dopo 15-20 anni dall'esposizione. Oggi l'amianto non viene più usato, ma sono tanti ancora i siti e i manufatti che lo contengono e che sono presenti su tutto il territori".
Pasquale Maria Natrella